Tra i circa 1200 convenuti alla Conferenza regionale animatori del RnS Piemonte e Valle d’Aosta, guidati dalla preghiera iniziale e dall’insegnamento di Dino De Dominicis - coloro che hanno aperto il cuore all’azione potente del Signore potranno divenire quei ‘pastori secondo il cuore di Dio’ il prossimo anno, al tempo dei rinnovi degli organismi pastorali. Prima di ricoprire funzioni pastorali, occorre essere pecore docili. Non ci si improvvisa pastori. Il Signore sceglie secondo i suoi piani, i suoi desideri, il bisogno: lasciamo dunque che il cuore si apra ad una chiamata nuova. E ricordiamo che ad ogni chiamata corrisponde l’attesa di risposta da parte di Dio. A questo punto della mattinata ognuno ha condiviso con i vicini un evento che ha segnato la propria vita. Grazie, Signore! E’ necessario imparare la “guarigione del grazie”, espressione da usare più frequentemente con il Signore.
C’è bisogno di pastori che guidino con scienza e intelligenza, secondo il cuore di Dio. Un pastore può anche essere dissennato quando si perde la scienza perché si comporta in modo che non somiglia più al cuore di Dio, o anche quando si perde la vigilanza, cessando di essere sempre più donne e uomini di preghiera. Vegliare, per un pastore, significa pregare per le necessità del gregge, magari portando il peso di rimanere soli come Gesù nell’orto del Getsemani. Il vegliare spetta al pastore e non ad altri. Deve vivere lui per primo l’esperienza del pregare, ma deve anche imparare a pregare come il Signore vuole, cioè secondo lo Spirito. Tutto diventa pesante e difficile quando non si sta in ginocchio davanti al Signore.
Perché una persona possa pascere agnelli e pecore deve sentire come rivolta a se stesso la domanda che Gesù rivolse a Pietro: ‘mi ami tu più di costoro?’. L’amore per Gesù si manifesta in quello che noi abbiamo per gli altri. Gesù non ricerca i frutti per sé, perché i beneficiati sono i fratelli e le sorelle e considera fatto a se stesso quello che è fatto anche ad uno solo dei fratelli e delle sorelle.
Ci si allena ad amare Dio, come leggiamo nella Lettera a Timoteo, attraverso la preghiera e lo stare davanti a Gesù nell’Eucaristia con lo zelo per migliorare ogni giorno questa relazione con il Signore. Se non resteremo legati al Signore, non aiuteremo nessuno. Si può migliorare solo se l’amore viene reso sempre rafforzato.
Le modalità dell’agire del pastore sono chiare nella Prima lettera di Pietro (cap. 5): ‘pascete volentieri e non per vile interesse’. Il Signore conduce; noi siamo solo collaboratori. ‘Non per forza’: significa che non si deve dare l’impressione di portare un fardello. Nessuno ci ha costretti ad accettare un compito pastorale. Nessuno ci costringe. La risposta che si dà, nell’accettare un incarico pastorale, la si dà a Dio. E ciò consente di vivere volentieri il servizio, distribuendo gioia intorno a sé, malgrado le delusioni.
‘E’ bello servire il Signore’ - questo il messaggio di Dino De Dominicis - che ha testimoniato come, dal 1984, il Signore ha trasformato la sua vita, dando gioia. Ha invitato a fidarsi del Signore. ‘Servire gli altri è il desiderio più grande per un cristiano. Anche se non sei adatto, Gesù ti mette in condizione: la mia garanzia è che sta con me e per questo lo benedico sempre’.
Se si serve secondo la volontà di Dio, il Signore guida e ci rende responsabili ma, perché questo avvenga, occorre stare ai suoi piedi e capire cosa vuole davvero per le persone affidate, senza manìe di protagonismo. Ricordiamo anche che la proprietà rimane sempre e solo di Dio. Dino ci ha ricordato che a noi è chiesto solo di dare disponibilità piena e sincera. Ma ciò comporta di accettare di percorrere la via stretta della croce; chi non è pronto a soffrire, non è pronto a progredire. Il pastore del gregge deve essere esemplare perché il gregge procede più con gli esempi che con le parole.
Occorre dunque prepararsi correttamente in anticipo alla pastoralità, capire la portata odierna del RnS, ciò a cui si è chiamati. Gesù invita a prendere il largo ed a calare le reti. Lasciamogli ristabilire la sua potenza nel nostro cuore. A questo punto il Comitato di servizio insieme al consiglio regionale ha stretto tra le mani una rete, come segno del pescatore che, sulla parola del Signore, è pronto a calare le reti.
E’ seguita una condivisione che ha messo in luce che a livello regionale verranno date indicazioni per educare i fratelli e le sorelle anche a livello locale. Dino ha testimoniato che il Signore gli ha reso possibile conciliare lavoro, famiglia, educazione dei figli, ruolo di padre e pastore, affidandosi al Signore. Dare tutto significa impegnarsi a far bene tutte le cose. Questa è un’opera graduale dello Spirito e, vigilando, si trova il modo giusto. Il Signore non chiede tutto, squilibrando qualche aspetto della vita; occorre che noi iniziamo a parlarne con il coniuge, che possa essere d’accordo, sorreggere, condividere. Trovare il giusto equilibrio è un percorso graduale. Quando si vede che tutto resta in equilibrio è segno che si sta portando avanti bene il ministero.
E’ poi stata presentata da don Gianfranco Lovera una toccante testimonianza sulle conseguenze del terremoto di sei mesi fa ad Haiti. Tra enormi sofferenze ha avuto modo di scoprire la grande fede di quel popolo, per il quale Dio viene riconosciuto e lodato sempre come padre, anche quando la vita è stata tolta ad oltre 300.000 persone. Essere pastore secondo il cuore di Dio significa rimanere e non fuggire da quella realtà, continuando a servirla nella prospettiva evangelica.
Alla ripresa della conferenza nel pomeriggio sono state presentate comunicazioni ed iniziative di diversi ambiti di evangelizzazione (Giovani in cammino verso la GMG di Madrid; Famiglia; Fraternità sacerdotale) e Carla Osella ha indicato nella Rivista un canale efficace per conoscere Dio e portare avanti le iniziative - tra le altre la missione in Moldavia -, per le quali occorre pregare e donarsi.
Il coordinatore regionale Lorenzo Pasquariello ha poi aiutato i presenti a rivivere i momenti salienti del quadriennio di servizio, con la presentazione di una serie di diapositive che ha via via commentato, ripercorrendo il cammino dal 2007 - anno dell’approvazione del nuovo statuto con il quale i Vescovi posero in luce che il RnS non era una generica esperienza spirituale, ma vero cammino di santità, cammino serio, che non può limitarsi alla preghiera una volta la settimana -. Fu quello anche l’anno dell’inizio del cammino sulla conversione pastorale degli organi di servizio, per cambiare le modalità di essere pastore, secondo quanto indicato nel testo “Serviamo in comunione” e nelle pagine del Vademecum. Iniziò allora anche il Progetto Unitario di Formazione, per formarsi adeguatamente a ciò che è richiesto nei diversi ambiti di evangelizzazione e di ministerialità. C’è bisogno di formazione personale e di preparare adeguatamente i fratelli e le sorelle affidati, per farli crescere nella vita carismatica, in modo da poter consapevolmente rispondere alla chiamata al servizio. Così potremo affrontare in modo positivo i cambi generazionali, senza disperdere quanto il Signore operò. Occorre tornare a vivere ed a raccontare cosa il Signore ha operato e continua a fare nella nostra vita, perché il RnS si diffonda per benefico contagio.
Lorenzo ha fatto anche memoria dei temi e dei relatori delle convocazioni e delle conferenze regionali - che a Torino nel quadriennio hanno visto la presenza di Salvatore Martinez, Sebastiano Fascetta, Gianfranco Pesare, Marcella Reni, Corrado Di Gennaro, don Fulvio Bresciani, Dino De Dominicis -, dei Pellegrinaggi della famiglia per le famiglie a Pompei, del Patto d’amore, adesione volontaria e personale tramite anonima sottoscrizione di offerta nei confronti del Signore e del RnS; degli incontri di Cultura di Pentecoste; dei Roveti ardenti, dell’esposizione della Sindone, del Convegno sturziano a Caltagirone, degli incontri del Comitato regionale di servizio con i coordinatori ed i comitati nelle diverse Diocesi; della presentazione ufficiale del libretto “Pastoralità come progetto di vita”, della formazione nazionale estiva a Pontenure ed in altri luoghi e regionale a Pessinetto; delle realizzazioni dei diversi ambiti - musica/ canto/ danza; ambito evangelizzazione giovani/ famiglie e dei ministeri (bambini; animazione della preghiera; liturgia; volontariato; sito Internet). Ha anche ringraziato tutti coloro che lo hanno aiutato a portare la croce di pastore, iniziando dalla Segreteria regionale, ed ha chiesto perdòno - anche a nome del CRS - per le omissioni o per gli eccessi di presenza.
Ha poi tracciato le prospettive future dal 2011 al 2014, segnalando come ci si aspetta che i rinnovi avvengano in base al carisma riconosciuto dai fratelli e dalle sorelle preposti e non in base a logiche del mondo. Occorre che un maggior numero di persone accetti di vivere consapevolmente in modo nuovo nei gruppi, nelle Diocesi e nella Regione, persone disposte a rispondere alla chiamata con il proprio ‘Eccomi’. Ricordiamo che quando diciamo al Signore che prenda le redini delle nostra vita, che le parole pronunciate in preghiera hanno un peso e conseguenze. Fatto il passo, la decisione va portata fino in fondo, con l’aiuto di Dio richiesto insistentemente. Confidiamo nel Signore per chi ha deciso di buttarsi nell’avventura di percorrerre questo cammino di santità. Davanti ai presenti, i componenti dell’attuale CRS e CR si sono presentati insieme testimoniando visibilmente la loro unione.
Nell’omelia della Celebrazione Eucaristica, nella quale è culminata la giornata, padre Mimmo Lovera, assistente spirituale regionale, ha aiutato a comprendere come il Signore è grande: non si comporta come un manager che vuole agire da solo, ma cerca collaboratori coscienti ed attivi. La chiamata è a cingere il grembiule come Gesù nel cenacolo ed a porsi in ginocchio per ascoltare, baciare e lavare i piedi dei fratelli. Il ministero richiede forza e carisma, disponibilità a soffrire per il Vangelo.
Requisiti necessari per un pastore che si prepara a servire sono:
- Capacità di soffrire in silenzio.
- Disponibilità a vivere in una condizione di solitudine riempita dalla presenza di Dio, disposti a prendere la propria croce ed a seguirlo
- Vigilanza per conservare integro il deposito della fede, difendendolo da falsi maestri e capacità di vigilare per il bene delle pecore.
- Importanza assoluta della preghiera perseverante, quotidiana, personale e comunitaria
Il pastore buono, che guida a Cristo, è modello del gregge. E’ colui che, prima di tutto, diventa pecora dell’unico Buon pastore e cerca di vivere in prima persona quello che annuncia. La preghiera di lode si deve manifestare nei comportamenti.
La fedeltà al Vangelo esige dunque una metamorfosi di mente e cuore, disposto a rinunciare a certi beni, ad imparare senza limiti e condizioni, disponibile a dare la vita per i fratelli, vincendo la tentazione di tirarsi indietro. Se c’è maturazione, è segno che stiamo lasciando lavorare lo Spirito Santo. Gesù offre una proposta di vita ed il compito pastorale si porta avanti con gratitudine e rendimento di grazie perché apparteniamo al Signore. Pastore buono, ravviva in noi i doni che ci hai elargito, per essere ed avere ovunque pastori buoni che ci guidino con scienza ed intelligenza.
Una danza sacra davanti al Santissimo ha preceduto la conclusione della conferenza per la quale ringraziamo il Signore.
Sintesi a cura di Enzo Gastaldi |