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Convocazione Diocesana Ivrea 11 Novembre 2007 |
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Tema della giornata: Camminate secondo lo Spirito Gal 5,16 |
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| Relazione |
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Non è facile riassumere in poche parole la ricchezza che il Signore ha voluto donarci in questa giornata e la gioia che ha accompagnato i vari momenti della preghiera, della lode, dell'adorazione eucaristica.
Il tema conduttore "Camminate secondo lo Spirito" (Gal.5,19) è stato sviluppato da Maria Tortonese, membro del CN e moderatrice della Comunità di Gesú che, commentando questo capitolo della lettera ai Galati, ci ha indotti ad interrogarci: siamo cristani in cammino, protesi verso una meta o cristiani "seduti", sonnolenti, soddisfatti di una vita mediocre?
Entrare in una vita nuova non è routine, è un incessante movimento da una condizione ad un'altra, spinti dal dinamismo dello Spirito che vuole impossessarsi di noi, rinnovarci, darci un volto nuovo, pur rispettando la nostra libertà.
Chi è lo Spirito? - ha continuato la relatrice - .È la piú indecifrabile delle tre persone della Trinitá , è "l'intensitá di Dio" in azione, forte e delicata al tempo stesso.
È il Ruah, è mistero, è il vento, a volte di una violenza terribile, a volte una brezza leggera che rinfresca, è un fragore potente sul Sinai, è un mormorio leggero sul monte Oreb, davanti alla grotta di Elia, inaridisce la terra o la fa rivivere con la pioggia.
Cosí è nella vita spirituale in cui Egli esercita una duplice azione: carismatica e santificante.
La prima è quella forza che irrompe in qualcuno rendendolo capace di azioni particolari, nonostante che sia molto debole, povero e peccatore.
È una grazia di servizio che passa attraverso la persona ma non si ferma nella persona perché Dio ha come obbiettivo il bene comune e si serve di essa come di uno strumento.
Peró, attenzione! possiamo essere dei grandi carismatici e non salvarci perché usiamo i carismi per dare gloria a noi stessi anziché a Lui; lo dice lo stesso Gesú: "Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io peró dichiareró loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquitá." (Mt.7,21-23)
Perché un giudizio cosí severo? Perché - direbbe Gesú - tante cose le avete fatte nel mio nome ma non le avete fatte con me,in me!
Se non entriamo nella santitá di Dio, non serve a niente vivere questa vita nuova, dirsi del Rinnovamento, dirsi carismatici.
E cosa fa lo Spirito se lo lasciamo fare?
Ci porta a trasformarci, a conformarci a Cristo. Questa è l'azione santificante.
Camminate secondo lo Spirito! = Diventate un altro Gesú.
Cioé abbiate gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesú, obbedite a ció che Lui ha detto, realizzate il regno di Dio qui sulla terra, portate frutto!
Non è facile questo cammino perché tante cose ci condizionano, ci legano, ci portano ad avere la mentalitá del mondo vivendo secondo la carne.
E le opere della carne sono ben note (Gal.5,v.19-21): é la radiografia del nostro tempo, malato di pensiero debole, ma non illudiamoci noi del Rinnovamento di esserne immuni perché abbiamo in noi il seme del male dato dal peccato originale e dobbiamo continuamente combattere.
Contrapposto a queste realtá del male è "il frutto dello Spirito": le azioni della carne sono tante, il frutto è uno.
Quelle dividono, questo unisce e la sua azione si sintetizza nella parola amore, in cui sono incluse tutte le opere dell'amore: quando amiamo siamo nela gioia, nella pace, nella fedeltá, l'amore genera un cambiamento di mentalitá, uno stile di vita e degli atteggiamenti completamente diversi da quelli che ci propone il mondo.
È ora di svegliarsi dal sonno!
Smettiamo di compiere le opere della carne, di sparlare degli altri, di voler primeggiare, lasciamo che questo amore entri dentro di noi, rimanendo ben radicati in Gesú, un passo per volta; il Signore ci chiede di non svolazzare ma di vedere concretamente quello che per noi oggi non è un camminare nello Spirito nell'ambito della famiglia, delle relazioni, del lavoro e del rapporto con Dio.
Capire bene dove e a chi vogliamo arrivare: chiediamo che l'amore per Gesú cresca giorno per giorno, non solo il sentimento ma la donazione, l'obbedienza e cosí anche l'amore vero per i fratelli, passando da un rapporto di fraternitá ad un rapporto di amicizia: i fratelli ci sono donati, gli amici si scelgono.
L'amicizia è uno scambio di cuori, Gesú ci ha chiamati amici e vuole che ci scegliamo l'un l'altro. E l'amico com'è?
È fedele, non critica, corregge ma non giudica, aiuta non demolisce, l'amico sostiene, conforta, non ti lascia solo nella prova.
Se cammini nello Spirito il Signore ti dará di incontrare l'amico fedele e ti dará, a tua volta, la capacitá di essere amico fedele.
In questo modo si costruisce la Chiesa, il guppo, se stessi!
La relazione si conclude con un'appassionata esortazione a lasciarsi trasformare nei sentimenti, nel linguaggio, nell'azione: la parola sia sempre buona, - benedite non maledite!- improntata alla benevolenza, alla mitezza, alla pazienza; bontá di cuore con cui accogliere i limiti e i difetti di noi stessi e degli altri.
In pace con se stessi, con gli altri e con Dio!
Questo è il regno di Dio sulla terra! |
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| Omelia di Mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea |
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Nel pomeriggio la celebrazione Eucaristica è stata presieduta da Mons. Arrigo Miglio il quale, commentando le letture del giorno (II Mac.7,1-2 / 9-14 e Lc.20,27-38) ha sviluppato il tema della persecuzione che ha sempre accompagnato la storia del popolo di Dio, in modo ora subdolo e strisciante ora violento, dai tempi del V.T. ai nostri giorni.
"Un momento drammatico del popolo di Israele - esordisce citando la persecuzione che lo colpì nel II secolo a.C. al tempo dei Maccabei - ed evidenzia la dimensione del martirio di coloro che vogliono essere fedeli al Signore.
La persecuzione non è arrivata come un fungo in mezzo all'antico popolo di Dio, si è infiltrata in modo molto astuto, è arrivata sotto forma di aggiornamento culturale per far penetrare i costumi pagani e disgregarlo all'interno come un tarlo. Dopo è stato facile imporre una persecuzione esterna violenta per piegare la sua resistenza ma prima c'è stato il virus che aveva lavorato e disgregato preparando il terreno.
Se andiamo a vedere la storia delle persecuzioni antiche e recenti, a cominciare da quelle degli Atti dove la vittima piú illustre fu Stefano, primo martire, fino a quelle del XX secolo, vediamo che quasi sempre sono state precedute e accompagnate da qualche virus disgregatore: o è la divisione che si insinua nella comunitá cristiana o è il pretesto dell'ammodernamento che scardina e mette in crisi alcuni pilastri fondamentali della fede.
Una persecuzione che tocca e toccherá sempre quelli che vogliono restare fedeli al Signore, sia all'interno della Chiesa sia all'esterno.
Il martirio non è solo una prerogativa dei cristiani: quanti martiri non cristiani hanno pagato con la vita il loro amore per la giustizia, per la veritá,per i valori fondamentali!
Dunque non scandalizziamoci se anche nella cronaca di questi mesi, di questi ultimi anni noi vediamo ogni giorno un pretesto nuovo o vecchio per gettare discredito, per cogliere l'occasione di qualche manchevolezza che c'è ma che viene ad arte amplificata con la calunnia e non c'è calunnia peggiore di quella che parte da un millesimo di veritá, lo amplifica e si ammanta di oggettivitá e di veritá.
È un persecuzione per noi ideologica, culturale, psicologica che cerca di creare nei cristiani il complesso di dirsi membri della Chiesa, soprattutto tra i giovani nella scuola ma anche negli ambienti di lavoro e in altri ambienti.
È una situazone di cui non dobbiamo scandalizzarci né spaventarci: in qualunque forma avvenga la persecuzione può essere una occasione di crescita e anche una prova provvidenziale che il Signore permette per aiutarci a rivedere i fondamenti della nostra fede, ad essere piú fedeli e sempre piú testimoni di quel regno che Lui è venuto a portare in mezzo a noi.
Con il Vangelo facciamo un passo avanti sempre nella stessa direzione:la discussione tra Gesú e i Sadducei (Lc.20,27-38) è uno scontro che avviene all'interno del mondo dei credenti. I Sadducei erano un gruppo religioso molto legato al tempio, ai loro riti,alle loro tradizioni ma avevano travisato completamente il messaggio di Mosé; soprattutto il messaggio di speranza e di vita eterna che egli aveva annunciato instradando il popolo di Dio verso la terra promessa, loro l'avevano materializzato e reso unicamente terreno.
La terra promessa di Palestina non era piú per loro la tappa verso la vera terra promessa ma era diventato un punto di arrivo; come spesso succede avevano confuso la tappa con la meta e lí si erano bloccati, quindi non vedevano piú nel futuro né la risurrezione né la meta ultraterrena.
Una visione grossolana che nella discussione con Gesú prende anche la forma della beffa, della derisione nei confronti di coloro che con Gesú guardavano verso la vita futura e la risurrezione.
In questo episodio Gesú viene sottilmente deriso da uno dei gruppi che sembravano piú religiosi.
Quindi dalle persecuzioni che vengono dall'esterno, da coloro che si dicono non credenti, il Vangelo ci mette di fronte alle difficoltá che vengono dall'interno della comunitá, quando fra gruppi di credenti ci si deride e non ci si capisce e queste sono le insidie piú pericolose e piú difficili da fronteggiare perché sono quelle che disorientano di piú.
Purtroppo lo sperimentiamo anche all'interno della Chiesa, ne sa qualcosa il Papa, ne sanno qualcosa i Vescovi e anche voi, come da un estremo all'altro le opposizioni non perdono occasione per gettare discredito, per deridere e snobbare quella che è la strada indicata dal Papa e dai Pastori, che è poi la strada che percorre la comunitá cristiana.
Non siamo certamente ai tempi di S. Eusebio in cui quasi tutti i cristiani erano diventati ariani, cioé erano caduti nell'eresia che negava la divinitá di Cristo e c'è voluta gente della tempra di Eusebio per riportarli sulla strada della veritá cristiana.
Sia dall'esterno che dall'interno la persecuzione mira sempre allo stesso risultato: creare difficoltá, divisioni, indebolire piú o meno consapevolmente l'unitá e la compattezza della comunitá cristiana.
Anche di fronte a questo tipo di difficoltá dobbiamo chiedere al Signore il dono della fortezza, la capacitá di non spaventarci ma soprattutto il dono della gioia per saper vivere con serenitá le prove che vengono da fuori e da dentro la Chiesa.
Una gioia che nasce dalla consapevolezza che il Signore è il Pastore che non abbandona la sua Chiesa e che lo Spirito agisce..., è una gioia radicata, motivata, è l'atteggiamento che ci permette di essere forti.
Ma c'è una forza maggiore di questa, quella di affrontare con serenitá sia le calunnie sia le accuse impietose che ci vengono gettate addosso in continuazione, sia le incomprensioni da parte di coloro da cui ci aspetteremmo un atteggiamento di fede, non un atteggiamento razionalista di preconcetto, di chiusura all'azione del Signore.
Vivere tutto questo nella gioia è reso possibile dalla consapevolezza che il Signore è presente e ci permette di trasformare le situazioni di incomprensione o di derisione, di accusa e di calunnia in occasioni di grazia e di evangelizzazione.
Per vivere in questo modo, per vivere come un'opportunitá e come un tempo di grazia la stagione che stiamo attraversando, abbiamo bisogno dei doni della Spirito.
Voi ne fate l'esperienza, lo invocate continuamente con fede: questi doni dello Spirito sono quelli che ci permettono di vivere ogni momento storico, ogni situazione particolare come occasione favorevole per il Vangelo.
Alla luce dello Spirito non ci sono occasioni negate all'evangelizzazione: proprio in occasione della prima violenta persecuzione contro i cristiani, il Vangelo è uscito da Gerusalemme, è giunto in Samaria, a Cesarea, ad Antiochia e poi si è diffuso in tutto il mediterraneo.
Chiediamo al Signore per noi, per la nostra Chiesa, per le nostre comunitá cristiane provate in tanti modi, da difficoltá all'esterno e all'interno, quando non c'è compattezza attorno ai Pastori, quando alcuni punti fondamentali dell'etica cristiana sono messi in discussione prendendo a pretesto il Vangelo o qualche peregrina teoria teologica, che le faccia diventare momenti favorevoli di evengelizzazione, anziché di disorientamento, per la nostra conversione e per il rifiorire di tutti i doni dello Spirito, compreso il dono di nuove vocazioni consacrate per la Chiesa e per il popolo di Dio.
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| Adorazione |
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Questa meditazione sul capitolo V della lettera ai Galati si è fatta preghiera e supplica nel tempo forte dell'adorazione, quando il Signore ci ha chiesto di fare veritá con noi stessi, perché emerga la nostra miseria, il nostro peccato, dando un nome, il vero nome alla ferita nascosta che abbiamo dentro di noi, provocata dalle opere della carne.
Dal palco Maria T. invita l'assemblea a chiedere la purificazione della mente e del cuore con la rinuncia all'idolatria (la mancanza di fede non porta all'ateismo ma all'idolatria) nelle sue varie manifestazione: idolatria del successo, del denaro, del corpo, del sesso, delle cose, che é una sorgente inesauribile di invidie, inimicizie, divisioni.
Presenta al Signore i giovani supplicando per la liberazione dall'alcol e dalla droga, usati come evasione dalla paura di affrontare la vita, la solitudine, il vuoto esistenziale.
Lo Spirito invocato intensamente col canto in lingue, ha effuso abbondanti grazie di consolazione sull'assemlea con la certezza che "nulla è impossibile a Dio" perchè Lui è il Signore della storia e di ogni situazione personale. |
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